Haven, la petroliera affondata davanti ad Arenzano…

haven_petrolieraA giugno di quest’anno mi sono immerso con amici sull’Haven, un relitto dalle dimensioni imponenti. Man mano che scendevo sulla catenaria, si presentava davanti a me una sagoma sempre più nitida e senza fine.

Per il servizio diving ci siamo appoggiati al Haven Diving, situato nel porticciolo turistico di Arenzano è uno dei diving più vicini all’haven, circa 10 min di navigazione dal sito.
All’arrivo ad Arenzano ci siamo diretti verso il porto, dove è possibile entrare con l’auto per scaricare l’attrezzatura proprio davanti al diving.

All’interno, questo centro non è molto spazioso, ma ha tutto quello che serve per il subacqueo.EsternoDiving

Briefing: il titolare, molto preparato, inizia con brevi cenni sulla storia e con la descrizione del relitto, per poi arrivare ai consigli sull’immersione e la sicurezza:

La Haven, varata nel 1973 originariamente con il nome di Amoco Milford Haven, è stata una superpetroliera VLCC cipriota da 232.166 tonnellate di portata lorda, lunga 344 m e con un pescaggio di 20 m.

Nel 11 aprile 1991 la nave si trovava nel golfo di Genova e durante il travaso del greggio tra le vasche (operazione di routine per stabilizzare la nave) avvenne una forte esplosione, che uccise 5 membri dell’equipaggio e generò un incendio quasi subito incontrollabile. Vista ormai la sorte segnata di questa nave, dopo aver tratto in salvo il restante dell’equipaggio, venne trainata in acque più basse, davanti ad Arenzano (GE) per poter contenere il disastro ambientale e per facilitare il lavoro degli investigatori che avrebbero avuto il compito di indagare sull’accaduto.

 DettCabine
Dalla petroliera si stacco quasi subito la prora, gravemente danneggiata dalla deflagrazione, la quale affondò al largo del golfo su un fondale di 490 metri di profondità. Il resto della nave, dopo 3 giorni di agonia, con un danno ambientale incalcolabile, affondò anch’essa e si adagiò a 80 metri di profondità. Questa quota, permette oggi di fare immersioni sportive e tecniche, partendo da una profondità di 38-41-44 metri per i primi 3 ponti e dai 45 agli 80 metri esplorabili esclusivamente con immersioni tecniche.  “Per quanto riguarda l’immersione di oggi”, continuò il responsabile, “ la profondità massima sarà di circa 40 metri, fino al terzo ponte. Facendo attenzione alle lamiere e di non sollevare sospensione con le pinne durante le penetrazioni , partite dalla profondità massima consentita e risalite man mano per concludere l’immersione sul primo ponte” aggiunse anche: “attenzione, in caso di corrente, ci sono alcune cime disposte in punti strategici, come dalla nave al fumaiolo, le quali vi aiuteranno nel percorso. In questi tratti di attraversamento lontani dallo scafo ci possono essere forti correnti”.
Per quest’immersione serve l’abilitazione ad immergersi fino a 40 metri, il castello ( la parte meno profonda della nave)  si trova appunto a 38 metri.

 L’IMMERSIONE

Alle 11:30 tutti pronti per imbarcarci sul gommone, in pochi minuti siamo sul sito dell’immPICT0001ersione e pronti per il tuffo.
Io munito di fotocamera, entro in acqua per primo e riprendo il tuffo dei mie compagni. In breve tempo ci raduniamo attorno alla boa della catenaria, ancorata al primo ponte a 38 metri.
Giusto il tempo per i controlli di base, segno di ok per comunicare che tutto è apposto e giù fino a 6 metri, qui verifichiamo velocemente che tutti stiano compensando e che non abbiano problemi, nuovo ok e si prosegue velocemente fino a 38 metri.
Heven_piantinaUltimo check in profondità e si inizia la vera e propria immersione. Prima affondiamo fino alla quota massima consentita (come da manuale) ispezionando per prima la parte esterna della nave.
Eravamo a 40-42 metri di profondità, guardo verso l’alto, quello che mi si presenta davanti è una parete immensa fatta di ferro ricoperta da concrezioni. La mole di questa nave è di per se imponente, ma vista da quella prospettiva e a quella profondità, vi assicuro, è davvero impressionante.
Pochi minuti e risaliamo di alcuni metri per ridurre la saturazione d’azoto e i consumi, ci dirigiamo subito verso il fumaiolo, seguendo la cima filata tra il ponte e la sommità del fumaiolo.
Appena mi allontano dallo scafo principale, si fa’ sentire subito la corrente, la quale spinge lateralmente. Immediatamente afferro la cima e mi volto comunicando, con l’uso dei segni subacquei, ai miei compagni  di fare altrettanto, poichè la corrente sta aumentando man mano che ci allontaniamo dalla nave.
La corrente, poco amica dei subacquei, fa’ consumare di più e affatica di molto il fisico, due componenti fortemente penalizzanti sott’acqua. Per questo è importante intervenire subito quando si inizia a percepirne la presenza. La tempestività in immersione è fondamentale in qualsiasi emergenza.
Tirandoci letteralmente con le mani attaccate alla cima, raggiungiamo il fumaiolo. Visionata questa parte siamo ritornati verso il ponte con la medesima tecnica.
A questo punto facciamo un controllo dell’aria, ci rendiamo conto di avere gas a sufficienza per proseguire con l’ultimo tratto dell’immersione e penetrammo all’interno.
L’interno risultò essere spoglio, si intravedevano ancora i segni lasciati dal fuoco. Torcia alla mano illuminai il percorso, facendo ruotare il fascio di tanto in tanto per visionare pareti e soffitto della sala sommersa. Tenendo un assetto leggermente positivo, per mantenere le pinne lontane dal fondo, proseguo verso il fascio di luce che arrivava dall’uscita sul lato opposto.
Ci raduniamo tutti sul primo ponte, il classico OK  per confermare lo stato di tutti e poi braccia incrociate per segnalare la fine dell’immersione.
Ci dirigiamo tutti verso la catenaria ed iniza la lenta risalita.
Tutti hanno lo sguardo soddisfatto e appagato, è stata davvero un’ottima esperienza.

About Marco

Istruttore CMAS M2

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